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sabato 29 maggio 2010

LAVORO, BORSELLINO: “L’UE CHIEDE CHIARIMENTI ALL’ITALIA SUI PRECARI ATA”


La Commissione europea chiede al Governo italiana “chiarimenti sull'applicazione della normativa agli ausiliari tecnici amministrativi delle scuole pubbliche”. E’ quanto emerge dalla risposta che il commissario europeo per l’Impiego, Laszlo Andor ha inviato al deputato Rita Borsellino, che nelle scorse settimane aveva presentato un’interrogazione sulla situazione contrattuale del personale Ata. “La Commissione – dice la Borsellino – ha ricordato che l’Italia, nel recepire la direttiva del ’99 sul lavoro a tempo determinato, ha previsto che uno o più contratti di durata superiore ai tre anni siano considerati contratti a durata indeterminata. Pertanto, non si spiega come migliaia di ausiliari delle nostre scuole continuino a lavorare in una sorta di precariato a vita”. Da qui, la decisione di Bruxelles di inviare una richiesta di chiarimenti al Governo italiano.
Per Nadia Spallitta, capogruppo di Un’altra Storia al Comune di Palermo, “quello del precariato è un fenomeno tutto italiano che contrasta con i più elementari principi della nostra Costituzione e con le norme europee. La Commissione europea – continua - conferma che la maggioranza dei dipendenti che appartengono alla categoria del personale Ata hanno maturato il diritto alla conversione del loro rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. Ci attiveremo in tutte le sedi per la tutela del loro diritto”.
Per saperne di più,visualizza il sito web di Rita Borsellino

giovedì 27 maggio 2010

Un lavoro dignitoso è un diritto di ogni persona

[La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - approvata e proclamata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea delle Nazioni Unite - sia uno dei documenti più ignorati e inapplicati che la storia ricordi]
Inefficienza economica e discriminazione sociale: sono queste le due conseguenze principali dell'incapacità di promuovere programmi idonei a sostenere e a rafforzare l'inserimento sul mercato del lavoro di persone con disabilità anche potenzialmente produttive. E ciò può anche spiegare in gran parte la stessa crescita della spesa destinata all'invalidità civile. Eppure le leggi e i trattati - nazionali e internazionali - non mancano di certo, ma spesso continuano a restare "lettera morta"

La crescita della spesa per gli emolumenti di invalidità civile scaturisce in gran parte dall'incapacità di promuovere programmi idonei a sostenere e a rafforzare l'inserimento sul mercato del lavoro di persone anche solo potenzialmente produttive, creando in tal modo una fonte di inefficienza, sia da un punto di vista economico che sociale.
Da un punto di vista economico, infatti, si generano inutili sprechi di risorse e costi aggiuntivi per alimentare un sistema assistenzialista che non promuove la produttività di persone a vario titolo svantaggiate. Da un punto di vista sociale, invece, è palese come la promozione all'accesso al lavoro sia condizione necessaria per l'affermazione della propria identità e dignità umana. Sarebbe necessario, dunque, che le istituzioni, a tutti i livelli di governo, si adoperassero per accrescere l'inclusione sociale e la diretta partecipazione delle persone con disabilità.

Per quanto riguarda la normativa, l'Italia viene annoverata tra i Paesi più avanzati nel campo dell'affermazione dei diritti delle persone con disabilità. Il nostro ordinamento, infatti, già con la Legge quadro 104/92 e con la Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), ha inteso garantire il pieno rispetto della dignità e i diritti di libertà e autonomia delle persone con disabilità e successivamente, con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, entrata a far parte dell'ordinamento giuridico italiano tramite la Legge 18/09, vi è l'impegno - a livello internazionale - a garantire e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità, senza discriminazioni di alcun tipo. Ma le leggi da sole non bastano e troppo spesso restano "lettera morta".

Un lavoro dignitoso è un diritto di ogni persona e consente di rispondere a una molteplicità di bisogni che incidono direttamente sulla qualità del progetto di vita: dalla sicurezza del reddito all'autorealizzazione di sé. L'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, riconosciuto e sostenuto dall'Unione Europea con il Trattato di Lisbona, oltre che produrre vantaggi a favore delle comunità in termini di coesione sociale e qualità della vita, consente un risparmio di risorse pubbliche investite in servizi di cura e di contenimento che ne fanno uno dei migliori esempi di politiche sociali, passando da politiche passive a politiche attive di inclusione.
Su un altro versante si può dire anche che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - approvata e proclamata il 10 dicembre 1948 dall'Assemblea delle Nazioni Unite - sia uno dei documenti più ignorati e inapplicati che la storia ricordi.
Essa rimane però uno dei momenti più alti espressi dall'ONU; basta citarne l'articolo 25: «Ogni individuo ha diritto ad un tenor di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia [...]; e ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà».
(di Mauro Curioso) Fonte Superando.it

mercoledì 5 maggio 2010

Al Ministro Mariastella Gelmini, ma si può dire “vipero” se sputo un pò di veleno?

Parole a vuoto sul D.M. n. 100 del 17 dicembre 2009 (ripreso dal Blog di Rosario Russo)

Premetto che con la scuola non ho nulla a che fare tranne che per i trascorsi da studente però, avendo una moglie che ha ben cinque abilitazioni per l’insegnamento a vario titolo nella scuola dell’infanzia, elementare, media e superiore, mio malgrado ho dovuto effettuare una full-immersion nelle viscere dei regolamenti, dei Decreti e delle Leggi che governano questo mondo ai più sconosciuto e nella fattispecie mi riferisco all’insegnamento nella scuola primaria.
Ho letto e riletto il tanto atteso D.M. n. 100 del 17 dicembre 2009 (c.d. salva precari) e le note applicative dello stesso, come riportate, ma non riesco in nessun modo a comprendere il significato di quanto scritto al punto 1) comma 1 e comma 3: continua...

1)Personale destinatario

Il personale docente, educativo e ATA che abbia conseguito nell’anno scolastico 2008/2009, attraverso le graduatorie di istituto, una supplenza di almeno 180 giorni, anche tramite proroghe o conferme contrattuali, in un’unica istituzione scolastica (art. 2 del D.M. in oggetto) ha titolo ad essere inserito negli elenchi “prioritari”, per il conferimento da parte dei dirigenti scolastici delle supplenze temporanee per assenze del personale in servizio nelle rispettive scuole, con precedenza assoluta rispetto a quello inserito nelle graduatorie di circolo e di istituto, per tutti gli insegnamenti o i profili professionali per i quali ha titolo in base all’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, per quanto riguarda i docenti ed il personale educativo, e ad esaurimento e permanenti per il personale A.T.A.
Il personale di cui sopra è graduato negli elenchi sopra citati, di cui fanno già parte i beneficiari individuati con il DM n.82 del 29 settembre 2009, in base al punteggio spettante.
Il personale docente ed educativo destinatario delle disposizioni sopra richiamate, ha diritto alla valutazione dell’intero anno di servizio ai soli fini dell’attribuzione del punteggio in sede di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento. Il punteggio viene attribuito per la medesima classe di concorso o posto di insegnamento per il quale l’interessato ha prestato utilmente servizio nell’a.s. 2008-2009 (art.1, comma 6, del D.M. 82/09).
Ricapitolo per mia scienza, per il Ministro Gelmini e per i tanti, forse troppi, sindacati che probabilmente hanno preso un “abbacchio” come direbbe un mio amico riferendosi ad un grossa “cantonata”.
Faccio una semplice, ma indispensabile, premessa. Al termine di ogni anno scolastico, dove per anno scolastico si intende il periodo d’insegnamento che và da settembre a giugno/agosto dell’anno successivo, agli insegnanti precari che hanno prestato servizio come supplenti vengono riconosciuti, in modo proporzionale ai giorni dedicati all’insegnamento, 12 punti che concorrono alla formazione ed aggiornamento della graduatoria ad esaurimento (dei precari però !!!) che così possono sperare un giorno, preferibilmente prima di aver compiuto i 60/65 anni di età, di avere finalmente un contratto a tempo indeterminato nella scuola.
Il fine ultimo delle supplenti, oltre al compenso derivante dal proprio lavoro “insegnamento”, è quello appunto di ottenere i tanto sospirati 12 punti necessari a sopravvivere nella giungla della graduatoria ad esaurimento che ogni due anni viene aggiornata.
A tale scopo occorre, secondo me, chiarire alcune quisquiglie come direbbe il grande Totò e come pensano tutti i precari della scuola e cioè che:
- quando si parla di “supplenti” ci si riferisce a dei Jolly (però di serie “B”) che hanno la funzione di sostituire più o meno in modo continuativo delle colleghe nei momenti più disparati dell’anno scolastico. Le supplenti precarie più fortunate, affidandosi ai vari santi in paradiso, ottengono un incarico annuale da settembre ad agosto dell’anno successivo (c.d. anno scolastico), le meno fortunate un incarico da settembre a giugno dell’anno successivo e la “manovalanza” invece, che è la stragrande maggioranza, prega ogni sera che l’indomani mattina arrivi la tanto sospirata telefonata da un istituto scolastico che le conferisca qualche giorno di supplenza (ossigeno) in uno dei “dieci” istituti indicati nella domanda di supplenza presentata a suo tempo;
- per ottenere i fatidici 12 punti occorrono minimo 152 giorni di supplenze che, per assunto, non sono quasi mai svolti nello stesso istituto scolastico a differenza di quanto richiesto nel D.M. n. 100 cosiddetto “salva precari” (ma quali precari salva ?);
- la prova evidente della quasi impossibilità dello svolgimento delle supplenze nello stesso istituto scolastico è che, all’atto della compilazione della domanda, per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento si dà la possibilità, agli aspiranti insegnanti, di scegliere ben dieci tra istituti comprensivi e scuole dove bisogna altresì indicare per quali istituti si è disposti ad effettuare supplenze con durata inferiore a dieci giorni (leggi anche per un solo giorno), cioè “tappabuchi” e non un solo istituto scolastico come ipotizzato dal D.M. n. 100;
- il compenso ricevuto per il lavoro svolto “insegnamento” nella quasi totalità delle supplenti và a beneficio delle baby-sitter, degli asili nido privati; delle scuole private che offrono il servizio di “tempo pieno” e a beneficio dei servizi vari di accompagnamento (per chi non lo sapesse baby-taxi), ma questa qualcuno potrebbe definirla “scelta di vita”;
- la maggioranza delle aspiranti insegnanti sceglie come sedi d’insegnamento quelle più disagevoli o le più distanti con l’illusione che essendo distanti e disagevoli nessuno le scelga e quindi le possibilità di essere chiamate, anche per un solo giorno di supplenza, sia più realistico.
Fatta questa semplice premessa che sicuramente l’Onorevole Ministro Gelmini non conosce e tantomeno è a conoscenza dei sindacalisti della scuola che hanno gridato al “miracolo” (che spiegherò in seguito) per i risultati ottenuti, vorrei cercare di comprendere i ragionamenti e le argomentazioni portate a sostegno di tale immonda decisione (D.M. n. 100 del 17 dicembre 2009 – Art. 2 comma 1).
Ora qualcuno si starà chiedendo del MIRACOLO…. ebbene l’unico miracolo, perché si sa che i miracoli non vengono elargiti su vasta scala (leggi precari), ma solo a qualche eletto (leggi sindacati), è stato quello di rimpinguare le casse dei vari sindacati della scuola a seguito delle innumerevoli pseudo-iniziative intraprese in favore dei precari dove la parola d’ordine era “Quota di adesione per il 2010“, quota indispensabile per poter accedere alle informazioni, alle varie iniziative come ricorsi, appelli ecc., e mi riferisco ai ricorsi presentati ai vari Tribunali Amministrativi per contrastare l’inserimento in coda alla graduatoria e non a pettine (meritocrazia) degli aspiranti insegnanti che avevano scelto, oltre che alla propria provincia dove erano già presenti nella graduatoria ad esaurimento, altre due provincie nelle quali essere inserite nelle rispettive graduatorie “sempre” ad esaurimento. E qui è da notare che si dà pieno riconoscimento alla tanto invocata “meritocrazia” e cioè se hai, ad esempio, 200 punti meriti di stare in coda, quindi in posizione subordinata a chi ha meno punti di te ma che è già presente in quella graduatoria di quella provincia, perché hai già lavorato tanto ed è giusto che ti riposi un po’ !
Ma il vero MIRACOLO non è stato quello di far riconoscere agli insegnanti precari i diritti acquisiti dopo svariati anni ed anni di onorato servizio, riconoscimento mai raggiunto, ma è semplicemente questo:
- i precari sono 180.000 (fonte internet – articoli vari) e la quota media d’iscrizione al sindacato è di € 50,00 per anno d’iscrizione o rinnovo ora, facendo una semplice moltiplicazione, mi chiedo ma questi Nove milioni di Euro incassati dai sindacati della scuola a cosa sono serviti ?
Probabilmente a far sì che l’aggettivo “precario”, conquistato con tanti anni di stenti e sacrifici sia un marchio indelebile, una sorta di ambitissimo riconoscimento, di questi insegnanti fantasma, fantasma perché li si riscopre solo in campagna elettorale e poi, quando i giochi sono fatti ed i voti acquisiti, vengono esorcizzati con la promessa di risolvere il problema il prima possibile. Ma se questo prima possibile va avanti da vent’anni cosa aspettano, forse il centenario per risolverlo ?
Fatta questa semplice riflessione vorrei chiedere all’Onorevole Ministro Gelmini:
- che senso ha parlare di “una supplenza di almeno 180 giorni” quando la “ratio” del Decreto doveva essere il raggiungimento del servizio minimo occorrente per l’ottenimento dei 12 punti e non il requisito minimo previsto dall’INPS per poter presentare la domanda di “Disoccupazione con requisiti ridotti”;
- che senso ha parlare di “in un’unica istituzione scolastica” quando la “ratio” del Decreto doveva essere quello di premiare chi, per il raggiungimento dei 152 giorni di supplenza, ogni mattina si alza nella speranza di poter onorare la sua giornata con un lavoro che viene sempre meno gratificato nonostante lo si svolga con estrema dignità e professionalità. E tengo a precisare che questi bistrattati “precari” hanno tanto da insegnare a tutti quei cattedrati che, ormai impoltroniti come i nostri politici, non si degnano nemmeno di aderire ad uno sciopero per sostenere i diritti di chi, come loro un tempo, fanno la gavetta e che si scontrano con una chiusura mentale disarmante;
- che senso ha creare delle graduatorie aggiuntive (c.d. prioritarie) se all’interno di queste “nuove graduatorie” ci sono anche insegnanti che hanno minor punteggio delle insegnanti già inserite nelle graduatorie ad esaurimento ma, per un ragionamento che nemmeno un bambino di sei anni avrebbe potuto concepire più contorto, saranno considerate “prioritarie” nell’assegnazione delle supplenze scavalcando chi, per un demerito non cercato, pur avendo MOLTI punti in più dovrà stare alla finestra e vedersi scavalcare da questa nuova “élite” di insegnanti.
Si è sempre detto, contadino scarpe grosse e cervello fine, ed è proprio quello che manca alla nostra classe politica il “cervello fine”. Se chiedete ad un contadino perché si adopera in tutti i modi per far crescere un albero con radici forti e ben salde nel terreno lui vi risponderà che lo fa perché solo così quando sarà diventato adulto darà buoni ed abbondanti frutti mentre, al contrario, la nostra scuola primaria cresce sulla sabbia, leggi “insegnante unico”, ma questa è un’altra storia che merita altre riflessioni e possibilmente con persone competenti in materia e non dedite alla sola calcolatrice “chi vuol capire capisca”.
Giusto per lanciare una ultima “frecciatina” vorrei aggiungere che secondo me il D.M. n. 100 del 17 dicembre 2009 è stato varato al solo scopo di evitare il commissariamento del Ministero a seguito della sentenza del TAR del Lazio e rendere fruibile di tale D.M. n. 100 del 17 dicembre 2009 solo un’esigua platea di insegnanti precari in modo da salvare capre e cavoli, dove le “capre” le ha salvate il Governo, e sarebbe lunga la lista delle capre come direbbe l’Onorevole Sgarbi, ed i “cavoli” sono rimasti agli insegnanti precari nel senso che “col cavolo” che vi risolviamo il problema !!!
Leggi Al Ministro Mariastella Gelmini, ma si può dire “vipero” se sputo un pò di veleno?